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By Lucrezia Barboni
Special to the Observer in English and Italiano 

LA DEA FORTUNA: Omnia vincit amor

"La Dea Fortuna ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te".

 

December 15, 2020

La Dea Fortuna. The Goddess of Fortune

Questa citazione rappresenta quello che è il cuore pulsante di "La Dea Fortuna", ultimo capolavoro cinematografico di Ferzan Ozpeteck.

All'interno del film viene proposta una riflessione sui tormenti dell'animo umano, in cui, l'amore funge da "fil rouge" durante tutta la visione del film.

La trama si incentra su una coppia, Arturo e Alessandro (interpretati da Stefano Accorsi ed Edoardo Leo) e una donna, Annamaria ( interpretata da Jasmine Trinca), migliore amica di Alessandro.

Arturo ed Alessandro stanno insieme da 15 anni e, benché l'amore e l'affetto che provano l'uno per l'altro sia presente, la loro relazione inizia a deteriorarsi a causa della mancanza di comunicazione tra i due e diverse

incomprensioni...

Ad irrompere nella loro quotidianità è proprio l'arrivo di Annamaria e dei suoi due figli, Martina e Alessandro (Sara Ciocca ed Edoardo Brandi): la donna è obbligata a lasciare i due bambini alla coppia a causa di alcuni problemi di salute.

L'improvviso cambiamento nella routine dei due, porterà Alessandro ed Arturo a cambiare prospettiva sulla loro vita, ma soprattutto sulla loro relazione e i loro sentimenti.

Questa nuova prospettiva pone i due in una condizione esistenziale totalmente sconosciuta e li porta a fare i conti con una responsabilità genitoriale non da poco...

Da ciò emerge quanto questo film sia di una attualità e concretezza disarmanti: quante volte la vita ci pone difronte a degli ostacoli da superare? Quante volte ci troviamo difronte a situazioni sconosciute che sembrano impossibili da risolvere?

All'interno del film il tema del cambiamento è una delle colonne portanti della trama, un esempio lo possiamo vedere nel rapporto tra Arturo e Alessandro, se inizialmente la loro situazione sembra drastica poi essa muta e si rinnova; e ciò è applicabile ad ognuno di noi: anche se il cambiamento può spaventare, bisogna abbracciare ciò che il destino, e la fortuna, ti riservano.

Il cambiamento, infatti, è come una porta che si apre solo dall'interno e solo se ognuno di noi è disposto a mettersi in discussione e sbagliare, provare, mettersi in gioco, ma non è forse questo che ci rende, in un certo senso, più umani?

La Dea Fortuna è un inno all'umanità, in cui lo spettatore viene esortato ad essere se stesso, a vivere nel radioso rapimento della sua unicità, a non vergognarsi di amare chiunque voglia.

Infatti è l'amore, alla fine, che trionfa sulle paure, sulle insicurezze, sul dolore, sullo smarrimento, sulla fatica, sulla solitudine...

Strettamente correlato al tema dell'amore vi è l'omogenitorialità, in una famiglia "l'ingrediente" che conta di più è l'affetto, non importa quali siano i componenti del nucleo familiare, fintantoché c'è amore.

E come diceva Virgilio,"Omnia vincit amor", l'amore vince su tutto, qualunque siano le avversità.

Il film sarà in grado di emozionarvi dall'inizio fino alla fine, tra scene di una profondità assoluta, ad altre di una ilarità semplice ma mai banale, per giungere in un ultimo atto intrigante e inatteso, dall'atmosfera dinamica, ricca di suspence.

Le differenti scene sono caratterizzate da diverse "sfumature", che sapranno stupirvi e incuriosirvi, facendovi entrare in empatia con i personaggi e con ciò che hanno da raccontare.

-Qual è la sensazione che si prova a dirigere un film che è così legato alla propria biografia? E quale è stata la genesi di questo film ?

I miei film sono sempre legati a qualche avvenimento o forti suggestioni provati nella mia vita, diciamo da fatti realmente accaduti ma trasfigurati nell'immaginario della mia fantasia, la mia che poi si alimenta e confronta con quella del mio fedelissimo co-sceneggiatore Gianni Romoli. 

Questo risale a quando due anni fa ho perso mio fratello Asaf, padre di due gemelli. Sua moglie mi ha fatto promettere che se succederà qualcosa anche a lei sarò io insieme a Simone, il mio "compagno di viaggio", a prendermi cura dei loro figli. Pensavo a quei due ragazzini a casa nostra, tra un gran via vai di gente e  ho provato a immaginare una coppia, non necessariamente gay, che dopo quindici anni accoglie dei bambini nella propria routine. Un evento destinato a svelare una diversa faccia dell'amore, a mostrarci l'altro alle prese con un elemento insolito nella vita in comune scatenando forse un nuovo innamoramento dove la tensione erotica è stata sostituita da un affetto profondo, dalla tenerezza, dalla scoperta di gesti prima sconosciuti. Il cinema non ama raccontare la crisi e la separazione di coppie gay, eppure sono le stesse esperienze vissute da quelle eterosessuali».

Che cosa si è disposti a mettere in gioco in nome dell'amore? 

Per me tutto, è il sentimento che ha guidato e dominato la mia esistenza, non solo quello di significato più romantico ma pure di attenzione verso l'altro, interessarsi alla vita ed ai problemi dgli altri.

-All'interno del film emergono temi quali l'omogenitorialità, l'amore, la famiglia... È corretto dire che il film rappresenta un messaggio di speranza per tutte le coppie che sognano una famiglia ma non possono averla? Il concetto stesso di famiglia, negli ultimi tempi, è in continua evoluzione, quali sono gli "ingredienti" che definiscono una famiglia?

La mia intenzione era di raccontare due persone che stanno insieme da tanto tempo, che sono due uomini ma potrebbero anche essere un uomo e una donna o due donne. Stanno per lasciarsi perché è passato il momento della passione, sono quasi fratelli, l'amore ha cambiato aspetto. E proprio in quel momento arrivano due bambini.

Inizialmente non volevano essere genitori, non volevano sposarsi, non volevano le pratiche burocratiche. Grazie ai bambini si vedono in modo diverso, scoprono che in veste di genitori sono altre due persone. Ed è una scoperta dell'altro molto positiva. Poi il film prende una piega interessante, ci sono colpi di scena, succedono cose belle, anche molto drammatiche e commoventi, sia nel rapporto di coppia, sia con i bambini. È una grandissima storia d'amore e di amicizia. Credo che educare un figlio sia quanto di più difficile al mondo perché gestisci la sua crescita. Essere genitori riguarda cuore e cervello, non c'entra niente il sesso, si può essere uomini, donne o transessuali. Io non ne sarei capace perché voglio essere sempre il bambino.

La Dea Fortuna è un titolo enigmatico.

La Dea Fortuna è il tempio di un oracolo, un santuario romano a Palestrina. È uno dei posti più belli che io abbia mai visto, nel film lo mostro. Mi ci portò il mio compagno Simone quando lo conobbi 19 anni fa.

Durante il lockdown che stiamo vivendo, il cinema è stato messo con le spalle al muro, infatti sono stati chiusi tutti i cinema, i teatri...Quale messaggio vuole mandare a coloro che sono appassionati di cinema e vorrebberlo viverlo appieno?

La Dea Fortuna. The Goddess of Fortune

E' una cosa tristissima a cui guardare però con l'ottimismo che spinge gli artisti, i ricercatori, gli sperimentatori ad immaginare soluzioni e via di uscita sempre nuovi. Al tempo stesso sforzarsi di interpretare il mondo con realismo necessario ad affrontare e possibilmente a superare la realtà aggressiva e violenta di questi mesi. Non si può forzare la mano più di tanto e mettere a rischio la propria condizione e quella degli altri.  Lei mi chiede di cinema e teatri chiusi. Personalmente sono toccato da entrambi gli ambienti perchè all'inizio del lockdown del marzo scorso ha dovuto  chiudere il teatro dove era in scena la mia regia tratta dal mio film Mine vaganti. E' stato un grande successo ma purtroppo interrotto appena nato. Spero di poterlo riprendere in primavera."Per fortuna" invece La Dea "fortuna" è uscito nei theatres 2 mesi prima del lockdown.

Un'ultima domanda è inevitabile: ma lei Ozpetek crede alla fortuna?

Assolutamente sì: nella vita professionale puoi avere un grande talento, ma, per arrivare al successo, il talento non è sufficiente. Nella vita più in genere la fortuna non è vincere alla lotteria, ma incontrare le persone giuste. Personalmente non mi lamento.

Per acquistare il film, si invita a visitare:

https://www.bgpics.com/movies/the-goddess-of-fortune/.

 

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